! Template by Lys. Steal something and I'll kill you sadly and slowly/>
Questo non è altro che un blog con la funzione di "raccoglitore" di tutti i post di Blaine Foley, un personaggio inventato da Lys e che agisce nel Gioco Di Blog Ordinary World. Ogni fatto ed avvenimento è di fantasia ed ogni riferimento a fatti o avvenimenti realmente accaduti è casuale. L'aspetto di Blaine è quello dell'attrice Sophia Bush, ma a parte l'aspetto, il personaggio non ha alcuna attinenza con Sophia.
Blaine Foley
Data di nascita: 17 gennaio 1985
Luogo di nascita: Dublino, Irlanda
Stato civile: nubile
Professione: studentessa, modella
Statura: 1,65
Capelli: castano scuro
Occhi: verdi
Segni particolari: tatuaggio all'interno dell'avambraccio destro
Blaine è indiscutibilmente una bella ragazza. Ha capelli lunghi e scuri, occhi verdi sempre contornati di nero e pelle chiara e vellutata. Con suo grande disappunto, non è molto alta, infatti arriva a stento al metro e sessantacinque. Veste di nero o di colori sgargianti, ama le cravatte e le calze a righe. Detesta con tutta se stessa il padre, mentre adorava letteralmente sua madre scomparsa tre anni fa. Di origini irlandesi, frequenta i corsi di fotografia alla Scuola di Arti Visuali a New York, ma il suo più grande sogno è cantare in una band. Per ora si guadagna qualche soldo facendo la modella per riviste.
A prima vista, sembra una ragazza tranquilla ed a modo; solo quando la si conosce meglio si capisce che è l’esempio vivente del celeberrimo detto “L’apparenza inganna”. Logorroica, spigliata, attaccabrighe, testarda, iper attiva, megalomane, patologicamente nevrotica, aggressiva, pungente, sarcastica. Ama dar fastidio a suo fratello Ian e mangiare fino a farsi venire la nausea. Per smaltire, tutte le mattine va a correre in Central Park, anche se correre le risulta un po’ difficile, dato che fuma come una ciminiera. Ha una naturale predisposizione a mettere a soqquadro qualsiasi stanza in cui passa, senza contare che quando non trova qualcosa, sotto le montagne di oggetti sparsi per la sua camera, tendenzialmente attribuisce la colpa ad Ian, accusandolo di furto. Blaine è gelosissima di suo fratello; loro amano stuzzicarsi e litigare, ma si vogliono un bene dell’anima, anche se non se lo dicono quasi mai. Infatti Blaine odia le smancerie ed è l’antitesi del romanticismo; è una persona molto concreta e pratica, non tende a manifestare i suoi sentimenti. Chi cerca di capire cosa le passi per la testa puntualmente viene mandato a quel paese. Blaine sfrutta chi non stima, detesta le persone deboli, ma ciononostante, è un’amica fidata ed è molto brava ad ascoltare. Si è innamorata una sola volta, ma dopo che è stata scaricata nel peggiore dei modi, verso gli uomini adotta sempre una buona dose di prudenza, mascherandola da gelido distacco. Insensibile agli insulti, la sua filosofia di vita è “Vivi e lascia vivere”; generalmente Blaine tende a minare l’autostima di chi la insulta. In fin dei conti è una brava persona e, anche se appare menefreghista ed insensibile, anche lei ha un cuore.
Colori: nero, viola, rosso
Sport: skate-boarding
Film: Il grande dittatore di Charlie Chaplin
Telefilm: Dexter
Musica: Rock
Bands: HIM, The Used, Avenged Sevenfold, Guano Apes, The Birthday Massacre
Libro: Circus of the Damned di Laurell K. Hamilton
Miti personali: Sandra Nasic, Dave Navarro
Sigarette: Marlboro Rosse
Accendino: Zippo argentato con scritta "Viva la Mafia"
Scarpe: stivali [click], scarpe con tacco a spillo [click]
Tatuaggio: tribale con una rosa rossa [click]
Piercing: sulla lingua [click]
Cellulare: Motorola RAZR V3i purple [click]
Lettore Mp3: iPod nano [click]
Portatile: Sony Vaio Note 505 Extreme [click]
Macchina: Ford Ranger XLT [click]
amici
changes are good
gente inutile
la gente è strana
loscaggine
serate
universitĂ
Alexander McDowell
Alexandra Collins
Amanda Philips
Amber McCartey
Antea McDowell
Brian "Synyster" Foster
Chris Marshall
Eve Philips
Frank Nowell
Hayley Cutteridge
Ian Foley - My "jackass" brother
Jake Bailey
Jane Holsen
Johnathan Lewis
Kathleen Philips
Keira Bailey
LA Compagnia
Lenore Cutteridge
Mike McDowell
Nate Philips
Pete Harnett
Pete&Mel
Samuel Townsend
Zachary Badley - il mio Zizzi
A Stylish Diaries Maker production; Immagini da Sophia Central; Textures da Moargh; Script da Graficamente; Hosting by Splinder e Altervista

Blaine Foley
amici, changes are good
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Blaine Foley
amici, la gente è strana, loscaggine
[commenti ]
Entriamo nel locale e subito riconosco Crawling In The Dark degli Hoobastank sparata ad altissimo volume dagli enormi altoparlanti posti ai lati del bancone, dietro il quale una ragazza e un ragazzo fanno avanti ed indietro per riuscire a servire i numerosi clienti.
So che questa è la birreria in cui viene sempre Ian assieme a quegli spostati della Compagnia e so che se mi becca qui, saranno guai.
“Hey Blaine, noi andiamo a salutare il Rev!” esclama Tracey cercando di farsi sentire nonostante la musica spacca timpani. E così dicendo si dirige a passo di danza verso il bancone del bar, seguita da James.
“Prendimi una birra!” le urlo dietro e non so nemmeno se mi abbia sentito, ma in questo momento ho cose più importanti per la testa.
Stamattina non ho visto Ian e sul momento non mi sono preoccupata, dato che ho visto che non c’era la sua tracolla. Quindi ho pensato che fosse andato a lezione con relativo anticipo.
Però neanche nel pomeriggio era a casa e allora ho cominciato a preoccuparmi perché di solito Ian mi avverte sempre in tempo, se deve rimanere fuori casa per tutto il giorno.
Inutile dire che l’ho chiamato almeno trentacinque volte, ma il suo cellulare è spento e, diamine, mi sto preoccupando.
Decido di farmi un giro nel locale nella speranza di vederlo, così avanzo tra i tavoli guardandomi attorno.
“Hey, tesoro, chi stai cercando?”
Mi volto e vedo che un ragazzo, abbastanza alto, capelli neri con una cresta strana e una bandana legata la collo, mi squadra da capo piedi.
“Di certo non te” lo liquido tornando verso il bancone e rassegnandomi al fatto che di Ian non c’è traccia.
Sto per raggiungere Tracey e James sul lato sinistro del bancone, ma noto due spalle larghe impossibili da confondere. Maglietta nera, braccia coperte da tatuaggi, la bellezza di due cinture borchiate e di colori differenti attorno ai fianchi, pantaloni neri e cascanti, cappello di pelle nera in testa e numerosi anelli alle dita.
Senza ombra di dubbio, è Synsyster.
“Syn?” dico appoggiandogli una mano sulla spalla.
Lui smette di parlare con Leanna, che mi fa un cenno di saluto prima di spostarsi per servire il resto della clientela, e si volta.
Senza lasciargli il tempo di spiccicare parola, gli rivolgo la fatidica domanda.
“Dov’è?”
Mi guarda con un sopracciglio sollevato e poi appoggia un fianco al bancone.
“Dov’è chi? E comunque, buonasera”
Senza preoccuparmi di risponderli per le rime, insisto: “Lui, lui! Il pirla!”
Synyster porta una mano al mento, sfiorandosi il pizzetto e ostentando un’aria pensierosa.
“Pirla...Be’, ce ne sono così tanti di pirla in questo pub...” dice per poi indicare con un ampio gesto del braccio tutta la sala. Ma probabilmente si riferisce alla compagnia alle sue spalle e che, presa com’ero a cercare mio fratello, non avevo notato. Little Mike si sta esibendo in una delle sue solite performance, accompagnando con gesti veementi il suo racconto e facendo ridere a crepapelle Jamie e Lee.
Sentendomi osservata da Synyster, mi rivolgo nuovamente a lui.
“Non hai intenzione di rendermi le cose facili, vero?” gli chiedo, tagliente.
“No e ti giuro che mi sto anche divertendo”
Le sue labbra si tendono in un sorriso sarcastico, mentre io sbuffo, contrariata.
“Ian. Dov’è Ian?”
“Ah, non ne ho idea...speravo che potessi dirmelo tu”
Sbuffando nuovamente, scosto lo sguardo e mi siedo sullo sgabello lì accanto.
“Is there something more than what i've been handed? I've been crawling in the dark looking for the answer” mormoro seguendo le parole della canzone che sta per finire.
“Non sai dove sia?” mi chiede Synyster.
“Già...speravo che almeno tu lo sapessi...”
Vedo Synyster scuotere la testa, mentre il suo viso perde qualunque espressione sarcastica o divertita.
“Oggi a lezione non c’era, ho pensato che magari non avesse voglia di venire, ma l’ho chiamato e ha il cellulare spento”
“Già, l’ho chiamato milioni di volte...Ma dove cavolo sarà quel demente?!” esclamo nascondendo la preoccupazione dietro il disappunto.
Rimaniamo in silenzio mentre Survivalism dei Nine Inch Nails viene riprodotta dallo stereo dopo che Crawling In The Dark si è conclusa.
“Magari è andato fuori città...può darsi che arrivi da un momento all’altro”
La sua voce risuona rassicurante e la sua osservazione mi sembra così ovvia che mi ritrovo ad annuire. Appena me ne accorgo smetto.
“Beh, vieni al tavolo con noi, allora” mi propone Synyster staccandosi dal bancone e afferrando le quattro birre ghiacciate che gli sono appena state servite dal barista.
Fisso quei dementi che dovrebbero essere gli amici di mio fratello e rassegnata, sospiro e mi alzo dallo sgabello, seguendo Synyster.
Man mano che ci avviciniamo sento sempre più chiaramente sprazzi di conversazione; in particolare sento la voce di Frank che grida “Giù, giù, giù, giù!”
Ed ecco che mi appare una delle scene più raggelanti che io abbia mai avuto la sfortuna di vedere: Lee e Little Mike che buttano giù il rum, contenuto nei dodici bicchierini che ciascuno di loro ha sulla propria parte del tavolo. Synyster sposta su un lato del tavolino le decine di bicchierini di vetro vuoti e appoggia le birre sulla superficie lucida.
“A quanto sono arrivati?” chiede poi a Jamie, il quale si sposta sul divanetto per farci posto.
“Ventiquattro bicchierini ciascuno”
“Quanti?!” chiedo con espressione allucinata.
“Oh, ciao Blaine” mi saluta Jamie, notandomi.
Allora Frank, che prima era occupato ad incitare Lee e Little Mike, si volta e mi vede. Subito le sue labbra si tendono in un sorriso e mi viene in contro per abbracciarmi.
Lo abbraccio a mia volta, sorridendo, dopo che lui mi schiocca un bacio sulla guancia.
“Blaine! Quanto tempo!”
“Ci siamo visti ieri sera, cretino” rispondo dandogli una pacca sulla spalla dopo esserci separati.
“Beh? Non posso sentire la mancanza della mia adorata amica?” chiede sedendosi di fianco a me. Ha un tono troppo melenso per i miei gusti, sicuramente vuole qualcosa.
Schiocco la lingua guardandolo storto, mentre lui si schiarisce la voce e dice: “Senti Blainuccia...”
“Qualunque cosa tu abbia intenzione di chiedermi, la risposta è no” lo interrompo cercando il pacchetto di sigarette nella borsa.
“Ma Blaine!” si lamenta Frank, con aria supplichevole.
“Dov’è Zacky?” chiedo per cambiare argomento.
“È andato a cena dai suoi – risponde Frankie – non avevano sue notizie da quando se n’è andato per cercare il suo equilibrio karmico”.
“...E se abbiamo fortuna, questa è la volta buona che sua madre lo fa fuori” aggiunge Synyster, sogghignando all’idea di poter finalmente ballare sulla tomba del povero Zachy.
La barista arriva con un vassoio carico di altri dieci bicchierini stracolmi di rum e altre sei birre e, abbassandosi per appoggiare il vassoio sul tavolo, mostra una profonda scollatura. Poi si rialza e sorride a Synyster “Quella in più e per te”.
Synyster sorride di sbieco e avvicina due dita alla visiera del cappello, in segno di ringraziamento, per poi stappare la birra.
Io nascondo un sorriso sarcastico di fronte all’espressione imbambolata della barista, che se ne sta in piedi, immobile con il vassoio stretto al petto.
Quindi mi rivolgo a lei, piegandomi verso di lei e schiarendomi la voce “Tesoro, conserva la tua poca dignità rimasta e portami una birra, ti va?” chiedo in tono sarcastico.
Lei mi fissa oltraggiata e voltandosi, si dirige verso il bancone come una furia.
“B, sei una stronza patentata, amica mia”
Mi volto e vedo Tracey e James con le bottiglie di birra in mano, che si siedono sul divanetto vicino al mio “Potevi dirmelo che ti saresti unita a questo folto gruppo di ragazzacci” mi rimprovera sghignazzando.
Prima che io possa ribattere, Tracey si sporge verso il tavolo e fissa i ragazzi con interesse “Buonasera, ragazzi”.
Tutti i ragazzi alzano una mano in segno di saluto, o meglio, non proprio tutti i ragazzi; Lee e Little Mike sono ancora intenti a mandare giù tutto il rum che i loro stomaci riescono a sopportare.
“Ma dite che arriverà la mia birra un giorno?” chiedo poi, lievemente irritata.
“Perché secondo te quella ti porta la birra dopo che l’hai umiliata?” chiede Frank con il sopracciglio inarcato.
“Veramente si è umiliata da sola...” osservo.
“Secondo me è stata gentile invece” ribatte Synyster, il cappello calato sugli occhi, mentre beve un lungo sorso di birra.
Io e Tracey ci guardiamo negli occhi e ci capiamo al volo; sospirando alziamo gli occhi al cielo e mormoriamo all’unisono: “Maschi”.
“Blaine, mia adoratissssssima amante segreta! Non ti avevo vista, splendore!”
Little Mike si getta sulle gambe di Synyster, che alza la mano con cui stringe la birra e osserva l’essere con disgusto.
Little Mike si aggrappa ai jeans di Synyster e rotola sul pavimento, per poi rialzarsi e gettarsi su di me.
Io mi ritraggo, appoggiando la schiena contro lo schienale, mentre Little Mike si avvicina e, sedendosi sulle mie gambe, mi schiocca un bacio su una guancia.
“Luce dei miei occhi, sei venuta per vedermi?”
“Sei ubriaco?” gli chiedo con una smorfia disgustata, dopo aver sentito che odore ha il suo alito, dato che mi fissa da meno di dieci centimetri di distanza.
“Nuoooo! Ho solo bevuto 30 bicchierini di rum!”
E potrebbe anche sembrare una battuta sarcastica, ma il problema è che Little Mike è serio.
E Little Mike non è mai serio.
Guardo disperata Frank e Synyster, che contemporaneamente fanno spallucce.
“Ma che ha combinato?” chiede Tracey, ma così facendo, attira l’attenzione di Little Mike.
“E tu chi sei?” le chiede guardandola con le palpebre assottigliate per metterla a fuoco.
“Little Mike, sono Tracey”
“Tracey...” Little Mike si sporge verso di lei, ma perde l’equilibrio e rovina sul pavimento.
“Syn” Little Mike, steso a pancia in giù, le braccia spalancate e la faccia premuta sul pavimento riesce ad articolare miracolosamente una parola.
Synyster lo fissa con un’espressione raggelante, peccato che Little Mike non possa vederlo.
“Che vuoi?”
“Devo leggermente vomitare”
Synyster si alza e scavalca il divanetto e va a chinarsi su Little Mike. Dopo essersi fatto passare un suo braccio sulle spalle, lo solleva e lo trascina verso il bagno, con un’espressione scocciata.
Inarco un sopracciglio fissando Lee, che se ne sta scomposto sul divanetto, con una mano premuta sulla bocca e l’altra sullo stomaco.
“Lee, stai bene?” chiedo, non tanto per sincerarmi della sua salute, ma più che altro per scansarmi in tempo, prima che rimetta anche l’anima sul tavolo.
“Daddio!” risponde lui, per poi singhiozzare e piegarsi in avanti.
“Questo fra un po’ vomita” dice Tracey e sono sicura che la sua previsione si avvererà quanto più presto possibile.
“Frank, non potresti portarlo in bagno?” chiedo.
“Fossi matto! L’ultima volta che ho portato qualcuno in bagno a vomitare, ci ho rimesso un paio di Vans nuove”
Guardo gli altri ragazzi, ma loro, contemporaneamente, alzano le mani e scuotono la testa.
Sbuffando e maledicendoli mentalmente mi alzo e faccio alzare Lee, cercando di sorreggerlo. Barcolliamo fino alla porta del bagno dei maschi e, dopo aver preso un respiro profondo, apro la porta ed entro, trascinando Lee.
Alzo la testa e vedo alcuni ragazzi che si stanno lavando le mani, guardarmi con gli occhi a palla. Io gli rivolgo un cenno del capo, “Che avete da guardare?” chiedo con nonchalance, come se una ragazza che trasporta nel bagno dei maschi uno più sbronzo di tutti gli spagnoli durante la Noche Buena messi assieme, fosse una cosa che si vede ogni giorno.
Accompagno Lee in uno dei bagni, alzo la tavoletta e lui si piega sulle ginocchia.
Passano alcuni minuti e non succede niente.
“Lee...”
“Blaine”
“Non dovevi vomitare?”
“Sèèèè...”
“E allora perché non vomiti?”
“Prima devo sapere se Little Mike ha vomitato”
“Ma sei scemo?”
“No, sul serio...avevamo scommesso...il primo che vomitava doveva pagare tutto quello che abbiamo bevuto”
“Lee, se non vomiti ora ti giuro che ti ficco la testa nel cesso e tiro lo sciacquone”
“Se non sono sicuro che Little Mike ha vomitato, io non vomito”
Sto per ribattere qualcosa di velenoso, poi mi blocco. Forse dovrei davvero ficcargli la testa nel water e sperare che affoghi, ma decido di non tentare omicidio ed esco dal bagno, guardandomi attorno.
“Syn?”
Una porta si apre e appare la faccia disgustata di Synyster.
“Little Mike ha vomitato?” gli chiedo frettolosamente.
“Veramente non anco...”
“Buargh” il verso di Little Mike accompagna il rumore di litri di alcool rimessi sul pavimento.
Synyster assottiglia le labbra e poi annuisce “Sì, direi che ha vomitato”
“Bene”
Ritorno da Lee, mi chino e gli tengo premuta una mano sulla fronte.
“Little Mike ha vomitato, ora se per favore...”
“Buargh”
Silenzio.
“Ma almeno centra il water!”
***
La mattina seguente
A volte mi capita di pormi delle domande. Sì, mi capita di farmi delle domande, non è che faccia o dica sempre immediatamente qualsiasi cosa che mi passi per la testa. Strano ma vero.
Comunque, dicevo che a volte mi pongo delle domande.
Per esempio: gli scoiattoli rapiscono le persone?
Oppure: ma perché l’omicidio è illegale? Voglio dire, se mi viene voglia di prendere una padella (ma di quelle grandi, enormi) e di spaccare con questo fantastico oggetto contundente una testa di ca**o, perché non posso farlo? O meglio, perché non posso farlo senza avere piccole conseguenze come per esempio essere sbattuta in prigione?
Oppure, la grandissima e giustificatissima domanda che mi ronza nel cervello in questo momento: ma perché mio fratello, quando ha ricevuto il pacco col suo cervello dentro, non ha seguito le istruzioni per montarlo? Capisco perfettamente che molto probabilmente l’ha acquistato ad una svendita dell’Ikea, ma doveva proprio scegliere quello ridotto peggio? Il suo cervello, intendo.
Oltretutto mi chiedo se la demenza sia qualcosa di genetico e se quando avrò l’età di Ian il mio cervello si arrugginirà e gli ingranaggi andranno a farsi un giro, magari a prendersi un tè assieme alla milza, loro grande amica di vecchia data. Rabbrividisco alla sola idea. Ma non per l’immagine degli ingranaggi del cervello (chiamasi anche neuroni) che vanno a spasso assieme alla milza, che tra parentesi non so nemmeno perché io l’abbia nominata, ma mi terrorizza il pensiero di rimbecillirmi completamente. Cosa che, evidentemente, è successa a mio fratello.
Ovviamente parto col presupposto che lui sia sempre stato un imbecille, ma non mi sono mai resa conto che la cosa sarebbe peggiorata col passare del tempo.
Uno che fa una cosa del genere, non può essere a posto.
Mi ha lasciato un misero bigliettino.
Sono andato in aeroporto a prendere Caroline. Metti in ordine la tua stanza, dato che lei ci dormirà e non voglio fare la caccia al tesoro per trovare la mia fidanzata sommersa dalla montagna di oggetti sparsi sul pavimento.
A dopo,
Ian
Come dicevo, uno che fa una cosa del genere, non può essere a posto.
Ian sa ed ha sempre saputo che io detesto Caroline. Un motivo è che sono gelosa di mio fratello, lo ammetto. Ma il motivo più consistente, più importante, è che considero Caroline la ragazza più stupida sulla terra e la meno adatta per Ian.
Ian ama il rock, lei ama il pop; lui ama i film horror, lei ama le commedie romantiche; lui ama i libri thriller, lei ama i romanzi rosa; lui detesta le cose dolci, lei ama le cose dolci; lui è intelligente, lei è stupida; lui è bello, lei è brutta.
E non ho problemi a dire che mio fratello è un bel ragazzo, perché oggettivamente, lo è, è innegabile. Fisicamente assomiglia a mio padre e mio padre sarà anche un bastardo della peggior specie, ma è pur sempre un bell’uomo. Su questo non si discute.
Ma, insomma, cosa tiene insieme da ben sei anni questa coppia?
Forse Ian sta assieme a quell’oca patentata solamente per farmi un dispetto. E sinceramente questa possibilità mi alletta, almeno sarei sicura che, quando ha deciso di mettersi con lei, lui non sia partito totalmente per la tangente.
Sta di fatto che la mia camera non l’ho pulita. Ci mancherebbe altro. E poi, come minimo, mi doveva dare un mese d’anticipo. Mettere in ordine la mia stanza è un’impresa, se guardate sotto la montagna di cd e dvd sparsi per terra ci potreste anche trovare un animale appartenente ad un genere in estinzione. Forse un panda. E poi i panda sono così carini...
Sto divagando.
Siccome il caro fratellone non mi ha neanche avvisato dell’arrivo della demente, io non starò certo a fare buon viso a cattivo gioco. Posso capire che non me lo abbia voluto dire in faccia per timore di una mia scenata isterica, ma non mi sembra corretto quello che ha fatto.
Prima sparisce senza dirmi nulla, poi mi lascia un misero bigliettino.
Io quello lo ammazzo.
È da un’ora e mezza che fisso la finestra. Potreste pensare che mi sia rimbecillita anche io, ma non è così. Ho un obiettivo.
E il mio obiettivo è appena arrivato su un taxi.
Afferro la macchina fotografica Polaroid e mi fiondo in strada. Faccio addirittura le scale, dato che l’ascensore è occupato.
Il taxista sta scaricando due valigie pesantissime, giudicando lo sforzo che fa quel pover’uomo.
Eccoli lì, i due piccioncini, ancora sul sedile posteriore e già intenti a limonare.
Mi avvicino al finestrino aperto, mi abbasso e punto la macchina fotografica.
“Hey!”
Richiamo la loro attenzione e Ian e Caroline si staccano, guardando verso di me.
Scatto la foto e soddisfatta afferro la polaroid e la sventolo aspettando che le immagini diventino più nitide.
“Che cosa diavolo stai facendo?” chiede Ian, leggermente irritato.
“Ho appena scattato l’ultima foto in cui tu sarai ritratto, dato che ti ucciderò molto presto...magari la conservo e la userò per la tua lapide” sorrido malefica, ma estremamente seria.
Senza nemmeno degnarmi di salutare Ian e Caroline, la quale è abbastanza intelligente da non commentare e soprattutto da non rivolgermi la parola, mi dirigo verso l’entrata del palazzo.
Ficco nel borsone qualsiasi cosa che mi capita a tiro: libri, cd, vestiti, dvd e anche un binocolo che sicuramente appartiene ad Amanda perché non mi ricordo assolutamente di averne mai posseduto uno.
Mi trascino dietro il borsone fino alla porta di casa di Antea e busso tre volte, sperando vivamente che sia in casa.
Fortunatamente, dopo pochi minuti, sento un gran trambusto e Antea apre la porta mentre con una mano si strofina gli occhi.
“Ti ho svegliato?” le chiedo, ma prima che lei possa emettere una sillaba attacco col mio discorso: “Scusami, non volevo svegliarti, ma è una questione di massima importanza, dico sul serio. Qui si rischia di avere due cadaveri nel palazzo e non sto scherzando, credo che non sopporterò a lungo la presenza di quell’essere mentalmente menomato e tu non vuoi che mi sbattano in galera per un omicidio premeditato, vero?”
“Eh? Ah...uhm...” Antea cerca di capire cosa io stia dicendo; probabilmente appena sveglia non riesce a connettere.
“Poi, insomma, sì, voglio dire...tutto quel sangue sparso sul pavimento...sai quanto ci vuole a far venire via il sangue dai vestiti? Un’eternità! Poi la visione di due cadaveri sgozzati non è un’immagine propriamente piacevole...”
“Ok” mi interrompe lei “Due cadaveri, sangue, sgozzamenti vari, ci sono...il nocciolo della questione è...?”.
“Ti chiedo asilo politico” rispondo prontamente “Sarà per poco, te lo giuro, solo fino a quando quella...Caroline...non se ne tornerà a casa sua”
Antea mi fissa inclinando la testa di lato “Ok, non so chi sia Caroline, ma mi sembra di aver capito che non ti stia simpatica”.
Io faccio un gesto con la mano, come se volessi scacciare un insetto molesto.
“Giuro che te ne sarò grata per il resto della mia vita, anche perché, ti immagini il casino? Auto della polizia, ambulanze, FBI, CIA e via dicendo. Sarebbe una bella scocciatura”.
Antea apre del tutto la porta e si sposta per lasciarmi entrare “Dai, entra” dice con un sorriso.
“Gerardo ti benedica, sorella” sospiro sollevata e riconoscente.
“Amen” ride lei, chiudendo la porta dell’appartamento.
Blaine Foley
serate, gente inutile
[commenti (1)]
Allora, io non so precisamente cosa non vada in me.
Sin da piccola mi sono sentita dare dell’anormale. E fin qui posso anche comprendere il perché; di certo una bambina che va in giro sostenendo di essere convinta che un giorno diventerà papa, non si può certo definire normale.
Poi avevo anche aspirazioni mica da ridere. Siccome all’età di sei anni guardavo i telegiornali e m’interessavo di politica, appena trovavo una pecca nella nostra rispettabilissima repubblica parlamentare irlandese, mi mettevo ad inveire contro il sistema in un irlandese impeccabile e in poco tempo mi ero anche convinta che, con qualche raggiro e qualche bustarella qua e là, un giorno sarei potuta diventare presidente senza troppi problemi. Poi ad un certo punto mi sono chiesta perché non puntare più in alto e passare direttamente al dominio mondiale.
In poche parole ero una pazza psicopatica con manie di grandezza e convinta di essere una potenziale conquistatrice del mondo.
Ovviamente i miei genitori, ascoltando i miei discorsi deliranti, scuotevano la testa e alzando gli occhi al cielo si chiedevano perché mai avessero una figlia così spostata. Però, mentre mia madre scoppiava a ridere e mi prendeva in giro, mio padre sbarrava gli occhi e mi guardava come se fossi la reincarnazione del Diavolo, o la figlia illegittima del protagonista di Psycho.
Comunque, il nocciolo della questione è che non sono normale e Tracey non smette mai di ricordarmelo.
E ora mi rendo conto di non essere a posto, ora che sto infrangendo circa settecento norme stradali per arrivare il prima possibile a casa di James.
E non sto andando a casa di James per vedere James, no, sarebbe troppo facile. Sto andando a casa di James per soccorrere Billie, rompicoglioni patentato nei confronti della sottoscritta, nonché il fratello diciassettenne del suddetto padrone di casa.
E cosa avrei dovuto fare? Avrei potuto fare altrimenti, dopo che Billie mi ha chiamato sul cellulare con una voce bassissima e mi chiede disperato di correre da lui?
Ovviamente no.
Non quando si parla di Billie.
E ci sarebbe da ridere, ma ridere fino a farsi venire mal di pancia. Io non sono esattamente lo stereotipo della personcina gentile, premurosa, comprensiva e altre cavolate varie. Però, quando Billie ha un problema e sente il bisogno di parlare con me, io corro da lui. Mollo tutto quello che sto facendo e mi precipito. Ecco, qui ci sarebbe da ridere, perché se una qualsiasi persona, tranne Billie e mio fratello, mi chiamasse nel bel mezzo di una conferenza, io lo manderei gentilmente al diavolo; anche se stesse morendo dissanguato, io direi che sono troppo impegnata per soccorrerlo e gli augurerei almeno di morire di una morte veloce e poco dolorosa.
Ma sta di fatto che ho mollato una conferenza tenuta da uno dei più grandi fotografi professionisti contemporanei per andare da Billie.
Se non mi conoscessi bene, direi che mi sto rammollendo.
Parcheggio velocemente il Ranger davanti al palazzo e dopo essermi richiusa la portiera alle spalle, schiaccio il tasto sulla chiave per la chiusura delle portiere e l’inserimento automatico dell’allarme.
Salgo di corsa la scalinata dell’entrata del condominio e dopo aver salutato distrattamente Maurice, il portinaio, m’infilo dentro l’ascensore e schiaccio il tasto del decimo ed ultimo piano.
La luce che illumina i tasti dei piani, lampeggia sul quinto. Le porte si aprono e una coppietta sta per entrare nell’ascensore, ma io schiaccio il tasto con scritto “stop”, poi schiaccio nuovamente il tasto contrassegnato dal numero dieci. Le porte si richiudono in faccia alla coppietta, interdetta, prima che possa infilarsi nell’ascensore.
Sarò anche stata maleducata, ma avrei perso minuti preziosi facendo salire quei due. E poi sono sicura che avrebbero cominciato a limonare nell’ascensore e la cosa non mi sarebbe andata molto a genio.
Le porte si aprono al decimo piano e io corro per il corridoio, fino ad arrivare alla porta dell’appartamento D.
Busso ed aspetto.
La porta si apre e compare la faccia spaesata di James.
“Ma non dovevamo vederci stasera?”
“Spostati” lo liquido dandogli una spallata e avviandomi verso lo sgabuzzino. Non accendo nemmeno la luce, cerco a tastoni il corrimano della scala a chiocciola e in poco tempo mi ritrovo nella piccola mansarda.
Guardandomi attorno, vedo un letto disfatto sul lato sinistro, mentre a destra, vicino alla finestra aperta, c’è un tavolino con un’abat-jour che emana una flebile luce azzurrina. Di fianco alla lampada, c’è una tazza fumante.
So che quella tazza è per me, quindi mi avvicino e la prendo tra le mani, scoprendo che si tratta di caffè.
Ficco la testa fuori dalla finestra e vedo Billie seduto sul tetto, le gambe stese, una lattina di Sprite in mano e l’immancabile cappellino da baseball studiatamente storto in testa.
Esco sul tetto e cerco di non scivolare sui tacchi, avvicinandomi al ragazzo, che assorto com’è nei suoi pensieri, sembra non avermi notato.
Mi siedo sul gradino che corre lungo tutta la perete, vicino al davanzale della finestra e bevo un sorso di caffè dalla tazza.
“Mi ha lasciato”
La voce di Billie mi fa sussultare; credevo non mi avesse notata.
“Come? Non riesco ad afferrare il nesso...” rispondo appoggiando i gomiti sulle ginocchia.
“Ashley...”
“La tua ragazza?”
“Sì, lei...mi ha lasciato”
Stringo la tazza con troppa violenza e capisco che forse è meglio calmarmi, altrimenti la rompo in mille pezzi e poi finisco per spargere sulle tegole tutto questo ben di dio che è il caffè della macchinetta di James. Non ho mai capito il perché, ma il caffè di James è sempre il più buono.
“Billie...mi stai dicendo che mi hai fatto mollare una conferenza a cui tenevo moltissimo per parlarmi della tua fidanzata cretina che ti ha lasciato?” chiedo sull’orlo di una crisi isterica.
Lui volta il viso verso di me e alza gli occhi per vedermi in volto. Ha quell’espressione da...da...così...così...così da Billie! Cavoli, quegli occhi azzurri luccicanti e l’espressione da cucciolo...Detesto quando lo fa, lo detesto perché sa perfettamente che lui è l’unico che facendo quell’espressione riesce a farmi dimenticare che sono arrabbiata con lui.
Sospiro e crollo il capo, mentre vedo chiaramente con la coda dell’occhio Billie che sorride soddisfatto della sua performance raggiratrice e nasconde il sorriso portando la lattina alle labbra.
Decido di far finta di nulla: appoggio di nuovo i gomiti sulle ginocchia e prendo la tazza tra le due mani.
“Ok, parliamone”
Non l’avessi mai detto!
Billie inizia a sproloquiare su quanto Ashley sia stronza e priva di sentimenti, di quanto lui fosse innamorato di lei e di come ci sia rimasto male ad essere scaricato via sms. Poi inizia a borbottare frasi senza senso, al che, io gli appoggio una mano sulla spalla e lo scrollo violentemente.
“Blaine, non sono un flipper, cavolo!” si lamenta cercando di non far fuoriuscire la gassosa dalla lattina.
“Eh, lo so che non sei un flipper, non hai nemmeno le lucine colorate e le levette per colpire la pallina”
“Questa frase mi suona tanto equivoca”
Lo fisso con la fronte aggrottata e gli occhi ridotti a due fessure.
“Te l’ha mai detto nessuno che sei fin troppo malizioso?”
Billie sorride debolmente e beve un lungo sorso di Sprite, per poi accartocciare la lattina e lanciarla giù dal tetto.
“Ora ci potrebbe essere un innocuo passante steso a terra stecchito da un trauma cranico per colpa tua” commento.
Lui inarca le sopracciglia e mi guarda scettico.
“Te ne importa?”
“No, ma sai...avrei preferito vedere la sua morte con i miei occhi...una scena del genere sarebbe da inserire degli Annali...non è una cosa da tutti i giorni...un trauma cranico causato dal lancio di una lattina di Sprite...memorabile...”
Billie mi guarda confuso, poi lentamente le sue labbra si aprono in un sorriso che non riesce a trattenere e scoppia a ridere.
Poi infila una mano in tasca e tira fuori due chupa-chups, ne scarta uno e se lo ficca in bocca, poi mi passa l’altro.
Gusto mela verde. Il mio preferito. Sorrido di sottecchi e dopo aver scartato il lecca-lecca, lo metto in bocca.
Billie mi appoggia la testa sulla gamba e sospira.
“Ah, Blaine...cosa farei senza di te...” commenta con aria sarcasticamente sognante.
“Ti butteresti giù dalla finestra, ovviamente” gli rispondo con nemmeno troppa ironia.
Oh, scusate, ma alla fine è vero.
***
Corro a più non posso sul marciapiede, evitando i passanti, tra i quali qualcuno si volta per guardarmi come se fossi un fenomeno da baraccone.
Sono in ritardo. Normalmente non me ne preoccuperei, ma stasera io, Tracey e James dobbiamo andare in un pub, uno di quelli esclusivi; Tracey, che conosce il fratello del proprietario, è miracolosamente riuscita ad ottenere gli inviti. Quindi per la prima volta in vita mia mi sento in dovere di arrivare puntuale.
Finalmente arrivo davanti al Wayland, ma due persone ne sbarrano l’entrata.
Per la precisione, le due persone in questione sono Kath e un uomo, i quali stanno discutendo animatamente.
“So che è una domanda stupida, ma...va tutto bene?” intervengo rivolgendomi a Kath.
“Va tutto bene” risponde sbrigativamente l’uomo, ostentando un’aria scocciata.
Kath invece ha l’espressione di una persona che ha appena trovato la sua salvezza.
“Blaine, come stai?” mi chiede, prima che il tizio possa ricominciare a parlare.
“Bene, grazie...” rispondo.
“Scusa, stavamo parlando” mi fa notare l’uomo.
Io lo squadro da capo a piedi, con espressione dubbiosa.
Credo che Kath non sia poi molto felice della prospettiva di rimettersi a litigare con lui. Probabilmente si vorrebbe defilare il più presto possibile. Forse dovrei darle un aiutino...
“Conosci per caso Sergey Kuzneticov?” gli chiedo.
“Chi?”
“Sergey Kuzneticov” ripeto tranquillamente.
Vedo l’uomo scuotere la testa.
“Strano: è molto famoso, è tipo una star qui al Wyland. Molto ambiguo devo dire. Ha quella faccia poco raccomandabile del serial killer psicopatico, non so se mi spiego. Comunque, a proposito di ambiguità; l’altro giorno avevo intenzione di andare a comprare una bella piantina da tenere in casa, un Ficus Benjamin per la precisione, solo che poi ho pensato che fosse una pianta troppo ambigua. Voglio dire, già il nome è tutto un programma. Quindi ho lasciato perdere. Tu te ne intendi di botanica? No, perché potrei approfittarne per chiederti un consiglio: ma secondo te, se mettessi un bel vaso d’orchidee sul balcone, starebbe bene? E soprattutto, pensi che le orchidee richiedano troppe cure? Sì, forse sono troppo impegnative. Meglio ripiegare su un nano da giardino...solo che se lo mettessi sul balcone, dato che per via di cose non possiedo un giardino, beh, allora il nano sarebbe da balcone, non da giardino. Mi spiego?” dico tutto d’un fiato.
L’uomo mi fissa ad occhi spalancati ed apre la bocca per dire qualcosa, ma evidentemente non sa cosa dire, perché la richiude subito dopo.
Ne approfitto per confonderlo ulteriormente.
“Ma sai che il tuo viso mi sembra familiare? Sì, mi ricordi qualcuno...forse un attore. Mhmmm. Ah, sì! Ora ricordo! L’antagonista di Zorro nel film “La Leggenda di Zorro”. Sì, assolutamente. Sei per caso un attore? No, vero? Beh, sta di fatto che ci assomigli molto. Ed è un complimento eh! Quell’attore è veramente un bell’uomo.” annuisco convinta, mentre gli occhi del tizio si spalancano ulteriormente.
Improvvisamente mi metto a sventolare le braccia in aria, guardando oltre l’uomo, come se stessi salutando una persona. Che naturalmente non c’è.
“Hey, Ugo!” urlo.
L’uomo si volta e io ne approfitto per afferrare Kath per un braccio e trascinarla dentro il palazzo. Richiudo la porta dietro di me e ci fiondiamo dietro una colonna dell’entrata.
“Kath, ti posso chiedere chi è il tizio che ho appena preso per il fondoschiena?” le chiedo cercando di appiattirmi il più possibile alla colonna per evitare che il tizio sopra citato non ci veda.
“È Vince, il mio ex”
“Ah, ecco”
Aspettiamo in silenzio per qualche minuto, poi io mi sporgo di poco oltre il nostro nascondiglio per vedere se Vince se ne sia andato.
Infatti, Vince non c’è.
Probabilmente si è offeso nel constatare che di quell’Ugo che stavo salutando non ce ne fosse nemmeno l’ombra. Oppure è rimasto così commosso dal mio confuso sproloquio riguardante la botanica che ha deciso di andare immediatamente dal fioraio per comprare delle orchidee da sistemare sul balcone. Oppure un Ficus Benjamin. Oppure un nano da balcone.
Tutto può essere.
“Via libera” dico staccandomi dalla colonna.
Kath sospira, per poi mi guardarmi.
“Certo che tu depisti la gente come se nulla fosse...” commenta.
“Beh, un hobby lo dovrò pur avere”
“Quei discorsi insensati te li studi di notte?”
“No, li invento sul momento” rispondo, mentre Kath sorride.
“Grazie Blaine, te ne sono riconoscente”
“Oh, figurati, è stato un piacere!” esclamo guardando l’ora. Sono in ritardo. Più in ritardo di prima, quando ero comunque in ritardo.
“Senti, che ne dici di andare a bere in un pub?” le propongo, schiacciando il tasto dell’ascensore.
“Che pub?”
“Oh, non ne ricordo il nome, però so che è chic e, cosa importantissima, fanno dei margaritas fantastici”
Kath porta una mano al mento, riflettendo.
“Ma sì, perché no? In fondo un po’ di sano divertimento non può che farmi bene” osserva.
“Allora è fatta” dico, infilandomi assieme a lei nell’ascensore.
“Ci saranno anche due miei amici. Tranquilla, è gente yeah. Quindi ci divertiremo come mai in vita nostra” la informo.
“E berremo fino a farci cadere lo stomaco” conclude Kath.
Ci apprestiamo ad entrare nel locale, dopo che il buttafuori sgancia il cordone rosso per permetterci di passare, alla faccia di tutti questi poveri cristi che aspettano da un’ora il permesso per entrare.
Siamo tutti vestiti eleganti. James ha un completo nero composto da pantaloni e giacca e sotto di essa porta una camicia bianca dal colletto alto. Tracey indossa una gonna nera con sopra una camicetta nera dai ricami dorati. Kath porta un tubino di raso dalle spalline sottili. Io invece indosso un vestito color panna, senza spalline, con una fascia nera in vita, che richiama il colore delle scarpe.
Mi sono addirittura impegnata per raccogliere i capelli in una coda che ricade sulla spalla. Fatemi i complimenti.
L’interno del locale è decisamente magnifico: le pareti sono specchiate e le alte finestre sono decorate da tendaggi di seta, ci sono alcuni tavolini sparsi qua e là e agli angoli sono sistemati dei divanetti in pelle nera. Al centro dell’ambiente c’è una pista da ballo, raggiungibile scendendo quattro gradini. Le luci sono di un blu soffuso e la musica lounge che viene riprodotta dalle casse poste sopra il bancone di vetro è ad un volume decente.
Ci dirigiamo verso un divanetto e non appena lo occupiamo, un cameriere comparso dal nulla ci raggiunge con un sorriso di rito e ci chiede cosa vorremmo ordinare.
“Un martini” rispondiamo all’unisono.
Ci guardiamo in faccia con espressioni dubbiose, ma il cameriere sparisce così com’è comparso.
Magari uno dei requisiti per poter lavorare in questo locale è quello di possedere il dono dell’invisibilità. Altrimenti come si potrebbe spiegare le improvvise apparizioni e sparizioni dei camerieri?
“Allora, come vi sembra?” chiede Tracey guardandosi attorno.
“Chic” risponde James.
“Fashion” dice Kath.
“Cool” commento io.
“Hugh, il fratello del proprietario, mi ha detto che ad una certa ora mettono su della musica dance e si può ballare” aggiunge Tracey, elettrizzata.
“Oh, bene...avrò decisamente bisogno di alcool allora” statuisco.
Un’ora e mezza dopo il nostro tavolo è sommerso da decine di bicchieri vuoti e noi ragazze siamo decisamente brille.
“No, dico sul serio, se fai attenzione a non lasciare in giro troppe prove, la cosa è fattibile” sta commentando Tracey, tutta convinta.
“Sì, ma dove lo nascondo il cadavere?” chiede Kath alquanto interessata.
Tracey fa un gesto di stizza, “Lo fai su nel tappeto, lo infili in macchina e poi getti la macchina in un lago” dice come se fosse la cosa più normale a questo mondo.
“E coi suoi vicini come la metto?” chiede Kath.
“Uccidi anche loro”
“È piuttosto impegnativa come cosa...”
“Tu che ne dici, Blaine?”
Io, che sto buttando giù un margarita come se fosse acqua, tossisco, presa alla sprovvista.
“Cosa?” chiedo.
“I vicini”
“Che vicini?”
“Quelli di Vincent”
“Cosa c’entrano i vicini di Vincent? E poi, chi è Vincent?”
“Vincent è il mio ex, quello che hai depistato oggi” mi informa Kath.
“Ahaaaaah, lui! Sì, beh?”
“Voglio ucciderlo”
“Ahhhh, che bel proposito” commento afferrando al volo uno dei margaritas che il cameriere col dono dell’invisibilità ci ha appena portato.
La musica lounge s’interrompe e dalle casse viene sparata ad un volume altissimo Peepshow di XSS e Coolio.
“Waaaaa” urla Tracey alzandosi in piedi.
Poi afferra James per un braccio e lo trascina verso la pista, dove alcuni ragazzi si stanno dirigendo per ballare.
Kath afferra un margarita, lo butta giù in un sorso e poi mi guarda.
“Che c’è?” le chiedo incuriosita.
“Andiamo a ballare” dice lei, alzandosi in piedi.
“Oh no, non ci penso neanche”
“Avanti!” esclama lei, afferrandomi per un braccio.
Io faccio un po’ di resistenza, ma alla fine decido di seguirla, ma prima mi chino per afferrare il bicchiere mezzo pieno di qualcosa d’alcolico, che Tracey non ha finito di bere.
***
James scorta me e Kath dentro l’ascensore e, dopo averci depositate contro la parete, schiaccia il tasto del quarto piano e, prima di uscire dall’ascensore, ci raccomanda di andare a dormire e soprattutto di non bere ancora, dato che questa sera siamo più fuori di due balconi.
“Blaine”
“Sè?”
“Ti andrebbe un’ultima birra, per finire in bellezza la serata?”
“Mi sembra un’ottima idea”
Le porte dell’ascensore si aprono e io e Kath, appoggiate l’una contro l’altra, barcolliamo verso il suo appartamento.
Dopo un quarto d’ora in cui Kath ha provato tutte le chiavi del mazzo, per poi scoprire che quella giusta era nella tasca interna della borsa, riusciamo ad entrare in casa ridendo. Per che cosa non lo so. Sta di fatto che ridiamo come due deficienti.
Mentre io inciampo nella gamba del tavolino del salotto, finendoci stesa sopra e non accennando a volermi rialzare, poiché, in fin dei conti, il tavolino non è poi così scomodo, Kath va in cucina e dopo un po’ di trambusto ricompare con in mano due bottiglie di birra.
Me ne passa una, non prima di aver sbattuto contro il divano, sostenendo di non avere alcun ricordo riguardante un divano messo proprio in quel punto del salotto.
Dopo aver finito la birra, mi rigiro a pancia in giù sul tavolino.
Poi, il buio.
***
Due giorni dopo
Mi alzo svogliatamente dal letto ed ascolto distrattamente le parole del dj radiofonico, trasmesse dalla radio-sveglia che mi ha strappata dal sonno.
“Come preannunciavano le previsioni meteorologiche, oggi la giornata si presenta soleggiata e particolarmente afosa. Finalmente le ragazze potranno tirare fuori dagli armadi le minigonne! Intanto, godetevi Whiskey In The Jar per iniziare bene la giornata!”
E mentre Whiskey In The Jar dei Metallica inizia, mi dirigo verso il bagno per farmi una doccia.
Svito la manopola dell’acqua calda e quella dell’acqua fredda per regolare il getto. Sto per iniziare a spogliarmi, quando mi viene in mente di dover accendere la macchinetta del caffè, così mi dirigo in cucina.
Attaccato alla macchinetta, c’è un post-it giallo con scritto, “Sono andato in università un po’ prima, non credo di tornare per pranzo, quindi ricordati di prendere le chiavi. Ian”.
Butto il post-it nella spazzatura ed accendo la macchinetta. Apro lo sportello dove tengo le riserve di caffè e noto che sul barattolo è appiccicato un altro biglietto.
“Tieni il cellulare acceso, ti chiamerò prima dell’inizio delle lezioni”.
Inarco le sopracciglia, afferrando il barattolo e buttando l’ennesimo post-it nella spazzatura.
Alla fine, ho seguito il consiglio del dj ed ho indossato una minigonna di jeans tenuta in vita da una bandana e una maglietta leggera, dalle sfumature bianche ed arancio e dalle spalline sottili.
Entro in università, incamminandomi per il corridoio della mia facoltà, quando mi accorgo che la mia borsa sta vibrando. Mi fermo nel bel mezzo del corridoio estraendo il cellulare dalla borsa.
Ian.
Apro lo sportellino e rispondo.
“Che vuoi?”
“Ma buongiorno, sorellina” risponde lui, dall’altro capo della linea.
“Che cosa significano tutti quei post-it che mi hai lasciato?” chiedo, ricominciando a camminare.
“Piuttosto, noti nulla di strano?” mi chiede, mentre io svolto l’angolo.
“Ian, so che probabilmente per te è impossibile, ma per una volta puoi evitare di fare il cretino?”
“Dai, guardati attorno” risponde lui e se potessi vederlo in questo momento, sono sicura che potrei ammirare la sua espressione più divertita.
Mi fermo di nuovo e mi guardo attorno. Alcuni ragazzi ridono, mentre mi passano accanto, altri entrano nelle classi, altri sono chinati sui loro armadietti.
Niente di strano.
Sto per rispondere a mio fratello che forse è meglio che si faccia visitare da uno bravo, ma poi mi volto di scatto verso i ragazzi chinati sui loro armadietti e mi accorgo che, effettivamente, qualcosa di strano c’è.
Insomma, non si vedono tutti i giorni dei ragazzi con dei perizomi di pizzo.
“A parte ragazzi in perizoma, nulla di strano” rispondo titubante al cellulare.
Sento la risata di Ian, assieme a quella d’altri ragazzi.
Ricomincio a camminare, sentendo esclamazioni e risate convulse.
“Che cosa sta succedendo? Il mondo si è capovolto e io non me ne sono accorta?” chiedo, leggermente irritata.
“Oh, no...tranquilla, hanno solo perso una scommessa...”, dice Ian tra le risate.
“Scommessa?”
“Sì, non posso scendere nei dettagli, in ogni caso ti posso dire che loro hanno perso e questo è quello che devono pagare”
“Hanno perso una scommessa e li avete costretti a mettersi dei perizomi?” chiedo sconcertata.
“Esatto”
“Voi siete fuori” asserisco entrando in classe.
Sento un po’ di trambusto all’altro capo del telefono, “Blaine, fai attenzione a cosa succede in classe oggi, mi raccomando”.
“Frank?” chiedo, riconoscendo la sua voce.
Poi la comunicazione viene interrotta.
Guardo contrariata lo schermo del cellulare, poi lo richiudo e lo infilo nella borsa, prendendo posto a sedere, per poi girarmi per salutare Tracey e James, seduti qualche fila dietro di me.
I ragazzi con i perizomi entrano in classe e prendono posto a loro volta. Riesco a stento a trattenere le risate, mentre il professore si sistema alla cattedra e poco dopo inizia a spiegare la lezione teorica.
Mi chino per prendere dalla borsa il quaderno per gli appunti, quando noto che i tre ragazzi coi perizomi si stanno lanciando sguardi di intesa vagamente sconsolati. Poi annuiscono ed iniziano a sfilarsi le maglie.
Hanno tre maglie ugualmente bianche, ma con scritte diverse.
Una recita “I’m gay”, l’altra “I’m a dumbass” e l’ultima “I’m an arse-liker”.
I tre poveretti si alzano in piedi e, mettendosi una mano sul cuore, iniziano ad “intonare” (si fa per dire) l’inno nazionale.
Mentre tutti gli studenti presenti in classe iniziano a ridere e il professore guarda la scena, sconcertato, io appoggio i gomiti sul banco e mi prendo la testa fra le mani, rendendomi conto di ciò che sta accadendo.
Qui, alla Scuola d’Arti Visuali, c’è un rito che si ripete ogni anno. Alcuni studenti del mio corso, quello di fotografia, e altri del corso d’animazione, si sfidano in alcune prove di coraggio. Anche se io, personalmente, più che prove di coraggio, le chiamerei prove di demenza. In ogni modo, si sfidano e il gruppo che perde deve subire umiliazioni pubbliche. L’anno scorso hanno perso alcuni ragazzi d’animazione, ma a quanto pare quest’anno abbiamo perso noi. Probabilmente lo scettro è stato passato ad Ian, Frank e Synyster, che per quanto riguarda la genialità criminale, non li batte nessuno...forse solo Sergey.
Però una cosa è certa; se questi tre scemi non finiscono in fretta di cantare l’Inno, indubbiamente storpiato dalle loro voci per niente intonate, io mi defenestro.
Blaine Foley
serate, amici, universitĂ
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